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Pirati somali...." io non ti sequestroma tu non buttarmi i rifiuti tossici/radioattivi in mare ..." PDF Stampa E-mail
Venerdì 24 Aprile 2009 12:26

Ormai è un pò che questo Blog segue le vicende dei Pirati Somali ed ecco cosa viene fuori se riuniamo iPirati Somali 'tasselli' di questa specie di puzzle:
Da secoli le popolazioni della costa del Corno d'Africa vivono di pesca.
Negli ultimi 50 anni quel tratto di mare è una specie di highway a 6 corsie per navi, di cui molte superpetroliere che, provenienti dal Golfo Persico e/o Oceano Indiano sono dirette in Europa.
Le superpetroliere, fino a poco tempo fà ripulivano le loro stive con l'acuqa marina, inqquinando quei mari a più non posso; ora leggi internazionali impediscono questa pratica , ma come al solito non tutti la rispettano.
Fatto è che nel frattempo le pescose z0ne del Golfo di Aden sono ormai quasi totalmente prive di fauna marina, situazione che, insieme alle precedenti guerre; all'attuale stato di sostanziale anarchia che c'è in Somalia; a fatto che questa ex-colonia italiana è ora considerata una delle pattumerie segrete degli scarti di produzione e rifiuti tossici delle società industriali occidentali , e che nessuno vuole vicino a casa propria.
Il tutto ha portato alla fame le popolazioni somali della costa: abitanti, ex guerriglieri, poliziotti delle Coorti islamiche, si sono di fatto organizzati e armati anche grazie alla 'missione di pace' dell'Onu - che costò la vita a molti soldati occidentali- dopo la quale sono rimaste migliaia di armi e munizioni in circolo e a prezzi stracciati in quel paese.
Altre armi questi sedicenti 'Pirati' - ma io li definirei più propriamente "I disperati delle coste somale" se le procurano proprio come pagamento per lo scarico di rifiuti tossici. Ve lo ricordate dell'omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo cameramen Miram Rovatin?
Bene, se tanto mi dà tanto, la storia è sempre la stessa, solo che ora lo scenario si è allargato e quasi totalmente venuto alla luce; ma quest'ultima - come avrete capito - è solo una mia opinione...
Chissà se è giusta?
BlogMasterPg

fonte:http://arcanaintellego.blogspot.com/2009/04/pirati-somali-sequestri-rifiuti-tossici.html

Le notizie degli ultimi giorni ci dicono che nell’ Oceano indiano e Golfo di Aden si sta svolgendo una delle guerre più cruente tra pirati e equipaggi di navi mercantili. Nato e Europa iniziano a pensare di prendere seriamente provvedimenti per contrastarli. Eppure per i somali i pirati sono anche delle sentinelle ambientali.

Spiega Michael Vazquez:

Ma mentre gli europei si sentono in diritto di proteggere i loro interessi commerciali nella regione, i nostri pirati sono stati l’unico deterrente che avevamo per evitare un disastro ambientale imposto dall’esterno. Nessuno ci può dire che alcune delle navi che sono state sequestrate non fossero coinvolte in attività illegali nelle nostre acque.

La pirateria in Somalia inizia nel 1992 dopo una serie di vicissitudini politiche, e secondo i somali svolge anche un ruolo di controllo e contrasto alla pesca illegale che depreda le acque somale senza che il Governo sia mai intervenuto in alcuna maniera.

fonte: http://www.ecoblog.it/post/8105/pirati-somali-anche-sentinelle-ambientali

 

Somalia: macché pirati, il pericolo continuano a essere i rifiuti tossici
di Cecilia Bergamasco
Milano, 9 dicembre – Si continua a tacere sul traffico di rifiuti tossici in Somalia e la gente continua a morire. È allarme quando viene presa in ostaggio una nave dai pirati, ma è silenzio totale sulle navi che incessantemente si ancorano al largo delle coste della Somalia e scaricano rifiuti tossici. Uno dei primi sospetti di ciò che accadeva in Somalia lo ebbe la giornalista Ilaria Alpi, la quale venne uccisa, assieme a Miran Hrovatin, nel corso di una finta rapina, forse proprio per questa ragione. Ilaria stava infatti indagando sulle attività della Cooperazione italiana in Somalia, sui traffici di armi e sulle connivenze dei servizi segreti, o almeno parte di essi, con personaggi in cerca di affari poco puliti nel Corno d’Africa.
L'ex colonnello somalo Mohamed Nureh Abdulle, residente nella città portuale di Harardere, dove è ancorata la petroliera saudita Sirius Star catturata dai pirati, e consigliere degli anziani della città sulle questioni di sicurezza, ha denunciato alla Bbc lo scarico illegale di rifiuti lungo la costa del Corno d'Africa e le malattie portate alla popolazione siano il vero problema della Somalia.
"La superpetroliera è vicina alla nostra costa - dice Abdulle alla Bbc - è una nave molto, molto lunga. In passato abbiamo avuto i nostri problemi di pirateria in città, ma non negli ultimi tempi. Le persone che hanno sequestrato queste navi nei nostri mari non sono della nostra regione. Noi non conosciamo nessuna delle persone a bordo della superpetroliera e loro non hanno attivato contatti con noi". “Il nostro problema non è la pirateria - sottolinea - , ma lo scarico illegale dei rifiuti. Il mondo conosce questo problema. Gli americani stanno nella regione da tanto tempo ormai. Sanno dell'inquinamento. Invece, il mondo parla solo dei pirati e della spesa che comportano".
"Ci sono stati molti scarichi illegali nel nostro mare, molti rifiuti - continua - vengono scaricati nel nostro mare e arrivano sulle nostre coste, spargendosi poi nella zona. Alcune notti fa sono comparse in mare aperto alcune navi cisterna e, a quanto pare, su di esse si sono create delle fessurazioni, con perdite in mare e nell'aria. Ieri pomeriggio abbiamo avuto le prime persone malate. La gente sta denunciando una strana malattia: ne parla come se si trattasse di varicella, ma non è esattamente come la varicella. Hanno problemi alla pelle, starnutiscono, tossiscono e vomitano. È la prima volta che vediamo una cosa del genere. Queste persone stanno veramente molto male". "Le persone che hanno questi sintomi sono quelle che si alzano presto la mattina, prima che faccia giorno, e portano il loro bestiame al pascolo sulla riva - precisa - ; gli animali stanno male dopo aver bevuto l'acqua, così come le persone che hanno fatto il bagno".
Basta fare una ricerca su Google con le parole “Somalia” “rifiuti” che si trovano 165.000 risultati.

Interessante l’articolo riportato sul sito: www.wikio.it “Secondo Al Jazeera - si legge , che ha intervistato uno dei portavoce dei pirati e ha cercato conferme alle dichiarazioni da parte dei governi, gli atti di pirateria, troverebbero spiegazione, oltre che nell’ovvio obiettivo del denaro, anche nel tentativo di impedire i loschi traffici inerenti i rifiuti tossici, che riguardano il territorio somalo.[…] “I pirati somali hanno accusato le imprese europee di scaricare rifiuti tossici al largo della costa somala e chiedono 8 milioni di dollari di riscatto per restituire una nave ucraina da loro catturata, sostenendo che il denaro andrà utilizzato per la pulizia dei rifiuti. La domanda di riscatto è un mezzo di "reagire al traffico dei rifiuti tossici, il cui smaltimento illegale è effettuato sulle sponde del nostro paese per quasi 20 anni." Lo dice Januna Ali Jama, un portavoce dei pirati. "Le coste somale sono state distrutte, e crediamo che questo denaro non è nulla rispetto alla devastazione che abbiamo visto nei nostri mari". I pirati, hanno sequestrato la MV Faina, una nave ucraina che trasporta carri armati e militari, al largo della Somalia settentrionale della costa. Anche se il denaro è l'obiettivo primario dei sequestri, il continuo degrado ambientale al largo della costa della Somalia è stato ampiamente ignorato dalle regioni della autorità marittime. Ahmedou Ould-Abdallah, l'inviato delle Nazioni Unite per la Somalia, ha confermato ad Al Jazeera che l’organismo ha "informazioni attendibili" secondo le quali società europee e asiatiche hanno scaricato nel mare della Somalia rifiuti tossici e nucleari. Aggiungendo però, "Devo sottolineare però che nessun governo ha approvato tale atto, e che le imprese private e singoli individui che agiscono da soli sono i responsabili". Accuse di scarico di rifiuti tossici, erano state mosse sin dai primi anni 1990. Ma la prova di tali pratiche è letteralmente apparsa sulle spiagge del nord della Somalia, quando lo tsunami del 2004 ha colpito il paese. Le Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) hanno riferito che lo tsunami aveva portato sulle coste parecchi contenitori arrugginiti, colmi di rifiuti tossici. Nick Nuttall, un portavoce dell’UNEP, ha detto ad Al Jazeera che "La Somalia è stata utilizzata come discarica per i rifiuti pericolosi a partire dai primi anni 1990, e continua ad esserlo ancora oggi, attraverso la guerra civile". "Le imprese europee trovano conveniente la Somalia, per liberarsi dei rifiuti, il costo è meno di $ 2,50 per tonnellata, quando i costi di smaltimento dei rifiuti in Europa sono qualcosa come 1.000 $ per tonnellata. Nuttall ha anche detto che, poiché i contenitori sono arrivati in spiaggia, centinaia di residenti si sono ammalati, accusando perdite di sangue dall’addome e dalla bocca, oltre ad infezioni della pelle e altri disturbi. "Noi [l'UNEP] avevamo previsto di fare una più approfondita valutazione scientifica sulla portata del problema. Tuttavia, a causa degli elevati livelli di insicurezza sia in terraferma che al largo della costa somala, non siamo in grado di effettuare una valutazione accurata della reale portata del problema ". Ould-Abdallah sostiene che nonostante tutto, la pratica di eliminare così i rifiuti continua. "Quello che è più allarmante è che le scorie nucleari siano trattate alla stessa maniera degli altri rifiuti. Uranio e altri rifiuti radioattivi che potenzialmente potrebbero causare la morte delle popolazioni somale, causando inoltre la distruzione dell’oceano”.
Rifiuti tossici
Ould-Abdallah ha evidenziato come, approfittando delle condizioni nelle quali versa la Somalia a causa dei 18 anni di guerra civile, le imprese corrompono i ministri del governo somalo per potere eliminare così i propri rifiuti, o per garantirsi licenze e contratti. Ould-Abdallah ha aggiunto che vi sono questioni etiche da considerare perché le imprese stanno negoziando contratti con un governo che è diviso da lotte tribali. "Come si può negoziare questi rapporti con un paese in guerra e con un governo che lotta per rimanere in piedi?" Nel 1992, un contratto per garantire lo scarico di rifiuti tossici è stato fatto tra la Svizzera italiana e le imprese di trasporto marittimo Achair Partners e Progresso, con Nur Osman Elmi, un ex funzionario nominato al governo di Ali Mahdi Mohamed, uno dei molti leader delle milizie coinvolte nelle vicende di Mohamed Siad Barre, l'ex presidente della Somalia
'Mafia: partecipazione allo smaltimento dei rifiuti'
Mustafa Tolba, l'ex direttore esecutivo dell'UNEP, ha dichiarato ad Al Jazeera di avere scoperto che le imprese sono state costituite come società fittizie da grandi imprese industriali che operano nel settore dello smaltimento dei rifiuti pericolosi. La mafia italiana, secondo le stime, controlla il 30 per cento dello smaltimento dei rifiuti pericolosi prodotti nella nazione. Nel 1998, Famiglia Cristiana ha scritto che, sebbene la maggior parte dello smaltimento dei rifiuti in Somalia sia cominciato con l’inizio della guerra civile nel 1991, l'attività era effettivamente iniziata già nel 1989 sotto il governo Barre. Al di là della questione etica di cercare di ottenere un accordo per lo smaltimento di rifiuti pericolosi in un paese instabile come la Somalia, il presunto tentativo da parte delle imprese svizzere e italiane violerebbe i trattati internazionali di cui entrambi i paesi sono firmatari.
Sul sito www.italosomali.org si legge: “il fenomeno è ben lontano dalla sua cessazione o che sia finito. I trafficanti dei veleni continuano ad inquinare criminalmente il suolo e il mare della Somalia, creando danni inestimabili ed incalcolabili alla popolazione, alla fauna, alle acque e all'intero ecosistema. Torniamo sull'argomento e chiediamo a tutti coloro che sappiano qualcosa al riguardo di informarci in modo tale da denunciare pubblicamente il barbaro e criminale sistema dello smaltimento delle porcherie del "mondo civile".

fonte: http://www.e-gazette.it/index.asp?npu=186&pagina=2

 

questa è l'informazione in italia.... ora guardate tutte le televisioni e sentite le notizie che danno in merito alla questione. Quello che fanno vedere sono i familiari che piangono, giustamente il loro familiare preso in ostaggio da questi "pirati"... un'informazione che sta facendo leva sull asocietà per scusarsi di azioni militari per proteggere interessi che la mafia ha in quei posti....visti lgi articoli mi verrebbe da dire: " alla faccia della lotta alla mafia".

articolo aggiornato il 24 aprile 2009

 
COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei». Intervista di Andrea Cangini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 29 Ottobre 2008 10:01
Nella giornata di mercoledì 23 ottobre, Francesco Cossiga, ex Dc, ex ministro dell'interno, presidente del Consiglio e della Repubblica, si è incotrato con il giornalista de Il Giorno, Andrea Cangini, per discutere circa i temi caldi di questo periodo: la protesta degli studenti contro le manovre governative. Per l'occasione, il sardo democristiano ha deciso di bersi il cervello in diretta...

Riporto testualmente alcuni passaggi dell'intervista: "Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito [...] Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".

Le parole del senatore a vita fanno rabbrividire, ribollire il sangue nelle vene. Infiltrare nelle università dei provocatori, istigare gli studenti a compiere azioni violente in modo da manipolare l'opinione pubblica. Costruito il consenso, intervenire con la forza, picchiare studenti ed insegnanti mandandoli tutti all'ospedale. Quale subdolo e losco personaggio avrebbe mai potuto programmare una tattica tanto lontana da quelli che sono i canoni democratici, del buon senso, dell'intelligenza, dell'umanità, del vivere sociale?

Aspetto, illudendomi, che questo mostro oscuro uscito dalle tenebre della vecchiaia delirando come un pazzo qualunque, venga sbattuto a calci fuori dal Parlamento della nostra, seppur traballante, Democrazia. Non è possibile tollerale che queste parole possano essere pronunciate da un senatore a vita. La libertà di parola e pensiero è sacra, ma questo non vuol dire che ognuno di noi può permettersi di dire quel che cazzo gli passa per la mente.

Esistono i reati di diffamazione che vengono stabiliti sulla base di parole rivolte da una persona, il diffamatore, ad un'altra, il diffamato. Quello commesso da Cossiga è un reato ancor più grave. La diffamazione della Democrazia, la quale appartiene al popolo, da parte di una carica politica, la quale dal popolo è stata eletta per rappresentare i cittadini. Qualcuno impedisca a questo organismo di poggiare ancora una volta le sue sporche natiche sulle comode poltrone di Palazzo Madama.

Marcello Accanto
 
Pippo Fava PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Ottobre 2008 10:06
« Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società . Un giornalismo fatto di verità  impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità , accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.»


(Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. 11 ottobre 1981)